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Anima Misstres

La loro intesa era diversa, totale, spregiudicata, improvvisa, certe intese non si hanno con chiunque. Vanno oltre l’attrazione fisica. Così dentro non ci arrivi con i tacchi, ma con l’anima.

Lucy era lì, accovacciata nei suoi pensieri, per l’ennesima volta abbandonata dal suo Johnny, senza alcuna spiegazione. Con la morte nel cuore e le lacrime agli occhi ha affrontato ancora quel dolore, quella sensazione di vuoto incolmabile. Indagando fino in fondo per scoprire dentro di sè l’origine di quel male così profondo e quella rabbia che non riusciva a sfogare come fanno tutti, ma la sentiva esistere dentro di lei senza però poterla canalizzare e buttarla fuori.

Non poterlo più vedere, sentire, toccare era disarmante, struggente, avrebbe voluto dirglielo, urlarglielo in faccia, stritolarlo con le parole, ma non era nel suo essere atteggiarsi così.

Scavando nella sua mente, ha una specie di illuminazione ma non sa se seguirla o meno… quasi senza pensarci però, si dirige in camera… piano apre il cassetto dei suoi giocattoli….

scruta… è un po’ titubante… prende il suo amato frustino, lo prepara sul letto, aggiunge il vibratore e quasi senza rendersene conto indossa la cintura strapon, il cuore inizia a battere e le sembra di respirare di nuovo…

Agghindata di tutto punto, chiudendo gli occhi, immagina Johnny lì, sdraiato sul letto le porge la schiena e le sue dolci chiappette, lei brandendo il frustino colpisce duro, più e più volte, (il cuscino) sognando i lividi, rossi e infuocati, che lascerebbe sul suo corpo, Johnny ad ogni colpo emetterebbe un gemito di godimento. Lui, quei segni li ama e desidera (forse inconsciamente o forse perché anche lui si conosce nel profondo e sa cosa lo appaga, una piccola punizione corporale per compensare il dolore morale o le sue marachelle…)

Lucy si interrompe, vorrebbe abbassarsi leccare, il suo dolce culetto, cospargerlo bene di saliva, prepararlo e muoversi dentro di lui, spingendosi avanti e indietro per una penetrazione non troppo violenta ma carica di energia per farlo godere e un po’ soffrire. I suoi gemiti sarebbero intensi, lussuriosi, Lucy prenderebbe il suo pene gonfio e muovendolo ritmicamente lo farebbe impazzire. Sente dento di lei che la rabbia sta uscendo e inizia a bagnarsi come se lui fosse realmente lì sotto di lei, immagina di farlo girare e aprendogli la bocca si posizionerebbe sopra di lui….

prende il vibratore e masturbandosi, delicatamente, in pochi minuti raggiunge un orgasmo Karmico, sogna intanto di riempirgli la bocca di tutti i suoi liquidi, i suoi umori, dolci e caldi. Quasi cercando di farlo annegare….. Johnny a sua volta si masturberebbe godendo di un orgasmo rumoroso e traboccante. Mentre Lucy gode, la sua mente si libera, si sgancia dalle mille convinzioni e dalle regole tradizionali. Sul suo volto compare un sorriso che non si può descrivere, Johnny dovrebbe vederlo però!

Chi lo dice che due persone debbano litigare, urlare, sovrastarsi per capirsi, per esprimere se stessi? Chi lo dice che in una relazione di si debba solo fare ciò che fanno tutti da secoli e dobbiamo rispettare quello che sbagliando ci viene imposto da una tradizione insana.

A volte basta solo guardarsi dentro, ascoltarsi ed essere pronti ad accettarsi, per scoprire che esistono equilibri magici. Se si trova poi qualcuno con cui queste cose nascono da sole, senza cercarle, senza chiederle, senza imporsele, arrivano e basta, ti colpiscono senza preavviso e non puoi fare altro che viverle.

Restando lì immobile come pietrificata per quello che è accaduto, Lucy si gode felice quel momento così intimo e profondo, stellare quasi. Pensando a Johnny non può che dedicargli quel sorriso e da lontano ringraziarlo perché con le sue azioni le ha fatto scoprire come canalizzare e portare la rabbia in superficie, facendola uscire nel modo più appropriato, ascoltando la sua natura e l’ “io” che le appartiene. Un’amorevole violenza, volta sì a “punire” l’altro, ma solo con il fine di provocare in lui soddisfazione e godimento per esser stato capito, e ascoltato (senza chiederlo) senza giudizi o pregiudizi.

Questi sono i rapporti per cui Lucy crede sia giusto lottare, Perché capitano probabilmente una sola volta e possono essere la base di qualcosa di unico, vero, sincero, profondo. Basterebbe “solo” fidarsi e provare a parlare…. ma nella prossima vita ci sarà spazio per molte cose…. 💋😜😜

con Amore grazie….

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#distantimauniti 4

Gli occhi sono il posto peggiore dove nascondere una bugia, ma il migliore in cui cercare la complicità.

A differenza di tutte le sue amiche Lucy fin da ragazzina vedeva i rapporti di coppia in modo strano o comunque non convenzionale. Da sempre, per quanto giovane, capiva che le persone hanno bisogno degli altri per vedere dentro se stessi, e non esistono rapporti a due che durino per sempre, così come ce li mostra la società in cui viviamo. Non succede con le amicizie, figuriamoci quando si parla di coppia.

Eppure questo suo pensiero, questo modo di vedere il mondo, viene percepito come disinteresse verso l’altro. Lei non crede nella gelosia o nel possesso perché non permettono alle persone di crescere e di svilupparsi in modo completo valorizzando il “sè” e la propria natura. Ai suoi occhi nessuno è sbagliato, ha solo bisogno di accettarsi per come è. Nel suo sguardo nessuno si sente giudicato.

Lucy crede che in questa società ci siano troppi dogmi e regole create e volute da persone incapaci di vedere al di là del proprio naso, egoisti ed egocentrici che vogliono qualcosa di non ben definito, rapporti inutili e sterili che non permettono di evolvere davvero e osservare l’essenza pura e vera del genere umano. Chi dice che ci deve essere una sola persona per tutta la vita? Chi dice che ci si debba “sacrificare” per il bene della coppia? Perché invece di elevarsi a persone che si amano e amano l’altro per ciò che è, vogliamo cambiare l’altro o dobbiamo modificare noi stessi per farci amare o volere? Chi dice che questi meccanismi siano giusti, sani e ci facciano stare bene? (certo la poltrona dello psicologo ha sempre il suo fascino…) Chi dice che la gelosia sia un metro di misura per definire quanto siamo amati? No, non lo è … la gelosia è solo insicurezza, è solo paura di staccarsi dalle regole e dal modo “convenzionale” di vivere i rapporti. Radicando in chi la subisce l’idea di essere sbagliato. Certo così è più facile, ma si sa, nessuno è in grado di Dare e basta, tutti vogliamo sapere in che misura il nostro voler bene è corrisposto o se l’altro è in grado di essere più di noi… ma NO, non è questa la strada per la felicità. Dovremmo smettere di chiederci se ciò che noi diamo è equamente restituito perché andiamo a caricare ogni gesto e ogni parola di aspettative, che alla fine sono quelle che uccidono tutto, poiché nella stragrande maggioranza dei casi saranno deluse o disattese. Lucy è così, preferisce vedere il lato vero delle persone, senza per questo emettere sentenze. Anzi provando per esse sentimenti incondizionati. Certo non è facile, perché nessuno è disposto a vivere questo, si dovrebbe scavare dentro se stessi, guardarsi a nudo senza filtri e barriere, amarsi, accettarsi prima come “io” e poi l’altro. Ma la paura di non essere accettati dagli altri è più grande di tutto e per il bene dei dogmi si rinuncia a volersi scoprire con comprensione e affetto. Lucy si batterà sempre per i suoi principi perché ha fatto tanta strada, per arrivare a quelle conclusioni, soprattutto poi da quando ha incontrato una persona speciale, Johnny. Si sono visti e da allora ha imparato ancora di più ad amarsi, guardarsi dentro senza giudicarsi. Con lui è sempre stato tutto un’eccezione, un vedere oltre le solite prospettive, un’escalation di prime volte, che li hanno uniti e allontanati in vari momenti e modi. Lucy non ha paura di mettersi in gioco per proteggere quelle emozioni.

Vorrebbe dire a Johnny che nel suo armadio insieme ai libri (lettera+mutandine+coprimaterasso anti-liquidi che NON deve restituirle) ha ancora le sue paure… Lucy sente quando arriva il panico, quando dentro di lui parte la battaglia che lo vede indeciso in un furibondo combattimento tra l’andare verso di lei o restare lì fermo, immobile, impigliato nella rete dei suoi timori, lei lo sa perché scattano dei lunghi silenzi, cupi e disarmanti. Sparizioni che Houdini a confronto era un dilettante. Anche se a volte preferirebbe che lui provasse a spiegarsi, raccontando le sue ansie, difficoltà o perché no eventualmente le emozioni positive, probabilmente pensa che non possa essere capito e si sente banale. Meglio stare con qualcuno che non ti chieda mai nulla di tutto questo e vivere in rapporti scontati. Certo è che in quel modo non cambierà mai niente e potrebbe, un giorno darsi del cretino, per non averci provato… ma si sa, la vita è così…! Non si può impedire che ognuno faccia il suo percorso, secondo ciò che si sente e per le emozioni che è in grado di affrontare. Nessuno può costringerci a vivere qualcosa che ci fa paura, qualcosa per cui non abbiamo armi per difendere il nostro cuore o la nostra mente da ferite così profonde che potrebbero uccidere.

Per caso scrivi un messaggio, ti vedi, ti incontri, e non ti lasceresti più. Dentro si innesca qualcosa, una scintilla dei brividi, le farfalle allo stomaco e inizia una piccola guerra di potere… sudata e inconscia che permette alle anime dentro di vedersi, toccarsi, accarezzarsi senza timore. Ma poi c’è quel fuori, quelle regole, quelle abitudini quei ruoli su cui ormai siamo arroccati e la paura prende il sopravvento….

Ci è voluto tempo, ma lei ha avuto quella scossa che le serviva per capire che Johnny è colui che le sovverte L’ovvio, che la riporta all’origine dei suoi principi e scavando un po’ dentro di se vuole misurarsi con essi. Inconsciamente, inizia ad applicare con lui ciò in cui crede, ciò che sente e la fa stare bene, quello che è la sua natura vera e profonda, utilizzando il bene incondizionato. Non si è mai pronti quando succede ma sono cose che non si decidono, accade perché la vita forse ti sta dando l’opportunità di crescere di accettarti e di amarti per come sei. Perché non ci sono logiche o spiegazioni. Abbassando le barriere, mostrando se stessa per prima, dimostra all’altro che non ha timore di lui, di come è dentro e che il suo animo non la spaventa.

È un percorso bellissimo (visto con il senno di poi, lì al momento sono volate parolacce, pianti, e molto altro) pieno di buche, che fanno cadere e quando ci finisci dentro fa male, tanto, ma basta un attimo, una parola, e la mente di Lucy trova il modo di rendere quel male un dono prezioso per entrare nel suo io e sentire la spinta per capire, evolvere, rialzarsi. Perché la vita ci da delle opportunità mettendoci sul cammino persone che possono fare la differenza, in un modo più o meno violento, cambiando qualcosa dentro di noi, aiutandoci a “guarire” o riparare vecchie ferite. Ad esempio modificando il modo di approcciarsi ad alcuni argomenti, utilizzando schemi non convenzionali ma provando un modo alternativo, o semplicemente posizionando su altro il punto di vista da cui si parte per sviluppare un pensiero, un’azione, o leggere un’emozione. Prima di essere amici, coppie o altro, siamo pur sempre esseri umani, ognuno con la sua storia, i suoi trascorsi e il suo “io”.

Lucy e Johnny non si conoscono da molto e non parlano mai del loro passato sembra quasi che, guardandosi, si cancelli tutto e vogliano andare oltre, sembra che non ci sia bisogno di dire nulla… ma a volte due cosette sarebbe meglio esporle.

Lui è bellissimo, alto, con i capelli ricci, lunghi e profumati, gli occhi azzurri come il mare… il suo sorriso la fa sciogliere, per non parlare di quando depone le armi e liberando la mente, scopre un po’ il suo cuore, è pura magia. Stare tra le sue braccia è il luogo migliore al mondo e Lucy, da quell’abbraccio, non vorrebbe mai uscire, perché è così profondo, caldo, accogliente, che lo sente anche se non sono vicini. Nulla vale più di quello…

…o forse sì… magari avere i suoi occhi puntati addosso, che la cercano, la desiderano, la guardano, un po’ con sospetto e timore, un po’ con amore, quello sguardo la fa avvampare, bagnare, emozionare…

e che dire dei baci, dolci, appassionati a volte sporchi, volgari (alcuni li considererebbero così) ma che esprimono tutto il loro essere…

per non parlare di quando fanno l’amore, capitolo che potremmo riservare alla prossima vita… (come dice Johnny)

Lucy però è affamata di quel sentimento che riesce a dimostrare, e viverlo è la sensazione più appagante, non ha bisogno di nulla, le basta rendere Johnny felice! Sentire il suo sorriso e la sua gioia a chilometri di distanza non ha prezzo. Quando due persone si vedono dentro e si sfiorano senza bisogno di toccarsi, nessuna distanza potrà disgiungerli, nessun tempo potrà cambiare ciò che sentono.

Johnny un giorno decide che quel qualcosa non va bene.

Lui ora ha una relazione con un’altra, ovvio non è la cosa più semplice del mondo da digerire, vivere, affrontare ogni giorno ma, mettendo in pratica i suoi principi, il bene incondizionato è anche questo, accettare che lui possa prendere la strada più adeguata per se.

Lucy sarà sempre grata a Johnny, per il tratto di strada percorso insieme che per quanto le ha dato è valso una vita. Lui di queste cose non sa, perché non se le sono mai dette…. perché per certe cose non si è mai pronti. Non vorrebbe mai vedere Johnny uscire dalla sua vita, ma anche questo andare e tornare è servito per guardarsi dentro e percepire oltre… osservare al di là del momento, del dolore che la sua scomparsa ogni volta, provoca nel suo piccolo e fragile cuore. Approfondire e sentire le emozioni accettandole senza remore.

Chiaramente il pensiero più ricorrente per Lucy degli ultimi giorni è rivolto al risveglio un po’ brusco lì per lì, ma unico e speciale, non programmato, inaspettato, che ha portato lei e Johnny in spiaggia alle 6.30 del mattino uno stupido lunedì di ottobre a guardare l’alba, abbracciati stretti stretti, quando, invece che riempirlo di baci e coccole, avrebbe dovuto annegarlo…. ma si sa… il bene vince sempre! Vorrebbe tornare lì e guardandolo, perdersi nell’azzurro dei suoi occhi e farsi rapire nel mare dei suoi baci.

Forse resterà per sempre un’unica innegabile amicizia, che andrebbe vissuta, con l’intento di farsi del bene, supportarsi, crescere, o restare bambini… perché non ci sono regole nemmeno per quella, non c’è età, sesso o tempo per incontrare qualcuno con cui condividere se stessi.

Johnny potrebbe valutare di scrivere qualche racconto per provare a raccontare se stesso, in modo molto semplice, così senza sentirsi chiamati in causa; senza litigi, futili e sterili che non migliorano la propria sicurezza interiore ma fanno sentire ancora più sbagliati. Ognuno di noi è stato o sarà un Johnny o una Lucy anche invertiti ovviamente. Sul Blog sarebbe sempre il benvenuto, ci servirebbe un supporto maschile.

“non puoi scegliere chi amare nè da chi essere amato.” *

Non puoi sapere quanto una persona starà nella tua vita, ma puoi godere al meglio di tutto quello che ha da offrirti, lasciandola proseguire poi il cammino senza sofferenza, ma con gratitudine e rispetto verso il viaggio che sta affrontando, con o senza di te. Nessuno è qui per te ma con te. *

non avere aspettative nei confronti dell’altro, ma accogli ciò che lui è, esattamente com’è. Non cercare di cambiarlo per dargli la parte che tu hai preparato nel tuo copione. Prima o poi sbaglierà le battute. Non cambiamoci per compiacere qualcuno, prima o poi sbaglieremo le battute o non andremo più bene per quella parte. *

*cit. Amore quantico di Monica Granado

Caicco dei sogni….2

Lovesecret

A bordo tutto era pronto per la festa
Luci, vino, cibo e musica, e tutti gli accessori del caso erano sistemati nelle cabine, i tanto attesi ospiti stavano per salire a bordo…
Milo si prendeva cura di tutto e shelly lo guardava con amministrazione ed occhio languido, quella sera voleva farlo impazzire.


Di nascosto lei aveva fatto sostituire la porta di una cabina equipaggio (la blu quella ancora vuota), facendone mettere una del tutto particolare…
La cena iniziò, il vino scorreva giù a rinfrescare gli animi, che a quanto pare erano davvero surriscaldati…
Le mani degli ospiti correvano a cercare rifugio sotto gonne o nei pantaloni del loro vicino di posto, le posate non avevano più un proprietario tanto se le scambiavano per ammiccare l’un l’altro con il cibo…
Proprio una bella atmosfera.


Il dessert era sempre il preludio goloso al momento più atteso, il suono stridente del violino dava la possibilità di spogliarsi e scegliere con chi condividere la nudità…
Nel frattempo Shelly con una scusa mandò Milo nella cabina blu e con l’aiuto di Susy una delle ragazze alla festa lo bloccò all’interno, al buio, con agilità levarono il pannello più esterno (montato per non fare vedere cosa nascondesse…) E voilà, una porta con vari buchi e dimensioni ad altezza diversa…


“attendi le mie istruzioni” sancì la voce di Shelly…

Milo pronto si sedette sul bordo del letto in attesa…


Shelly andó a prendere un vibratore piccolo e al suo ritorno ordinò a Milo di spogliarsi, lui prontamente ed eccitato obbedì.


“Inginocchiati e apri la bocca, avvicinati al buco di dx”
E lui eseguì, era lì in attesa….

ad un tratto nella sua bocca arrivò un vibratore, morbido, quasi dolce, ma riconosceva quel sapore, stava avidamente succhiando il piacere di Shelly…


Dopo poco disse: “Stop, ora sposta la bocca al buco di sx”….


Milo si avvicinò e trovò una fichetta bagnata tutta per lui, morbida e liscia (era Susy, ma lui non sapeva chi delle invitate potesse essere)
“Leccala, falla godere”
Milo allungò la lingua e si divertì ad immaginare cosa stesse succedendo fuori, in effetti anche lì la situazione non era male…
Milo impazziva al pensiero di non vedere. Ma godeva nel sentire i gemiti di Susy sotto i colpi della sua lingua… morbida, delicata, leccava e succhiava ogni centimetro di quella vulva aperta e ansimante, desiderosa di piacere… Che Milo con dedizione le regalava.


Susy era seduta su una seggiola con le gambe divaricate e i piedi appoggiati in alto sulla porta così da poter essere incollata al buco, sentendo la lingua di Milo che la faceva torcere dal piacere.

con una mano teneva il vibratore tra le gambe di Shelly che la baciava con passione. I gridolini di piacere aumentavano sempre di più e ad un tratto Shelly si avvicinò con la bocca al buco dove era incastrata la fichetta di Susy, anche lei ora leccava sfiorando la lingua e la bocca di Milo nella quale assestò qualche sputo deciso. colava di piacere su tutta la lunghezza delle gambe ma non era ancora pronta….


Shelly Girò la seggiola dove era seduta Susy e ordinò a Milo: ” infila il tuo cazzo nel buco”
Susy stava in piedi a gambe aperte, con la schiena appoggiata alla porta, con il clitoride sfiorava il cazzo di Milo, Shelly aprì la bocca e accolse tutto quello che ci stava. Succhiava e leccava ogni centimetro di Milo e Susy, senza mai mollare il vibratore al suo interno anche se spento. Sotto le gambe aperte di Susy ormai c’era una pozzanghera di liquidi e Milo stava esplodendo ma non voleva ancora che tutto finisse…..


Si staccò e ordinò a Milo di mettersi a quattro zampe con il suo tenero culetto di fronte ad uno dei buchi e lubrificandolo bene, estrasse il vibratore che si teneva tra le gambe e lo inserì bello bagnato dei suoi umori, nel buco implorante di Milo mentre Susy, sdraiata a terra leccava con grinta Shelly….

Milo riceveva le spinte dentro di sé ansimando e godendo, si sentivano i gemiti potenti e il suo culo aperto e bagnato voleva godere e sentirsi dominato….

Shelly sull’orlo di impazzire sbloccò la porta, lascio il vibratore dentro Milo, lo spinse sul letto supino con le gambe belle aperte e piegate, si infilò il suo cazzo dentro fino in fondo, duro e pulsante, grosso la riempiva e sentiva il suo orgasmo crescere…

Susy divaricò le gambe sulla bocca, aperta e vogliosa di Milo…. in pochi minuti lasciò colare tutti i suoi liquidi, per la gioia di Milo che si ingozzava bevendo e godendo….

Shelly, piena di quel cazzo perfetto per lei, muovendosi piano si liberó di ogni goccia calda di se sul corpo di Milo, che a sua volta esplose in un orgasmo lungo e rumoroso, intenso .

Susy si era già spostata lasciando spazio alla bocca di Shelly che voleva i baci dolci e appassionati del suo Milo…


L’indomani li attendeva una nuova avventura….

Il caicco…. dei sogni…

Lovesecret

Era sera, il mare calmo, una fresca brezza accarezzava la pelle accaldata dal sole.
La giornata trascorse tra tuffi e giochi in acqua. Shelly l’armatrice aveva bisogno di rinfrescarsi e di un buon massaggio con quella fantastica crema all’aloe fresca preparata da Milo, uomo di bordo scelto accuratamente tra molti, occhi chiari, capelli lunghi un po’ arruffati , la pelle chiara anche se sempre esposta al sole.

Quando Shelly lo guardava aveva sempre un brivido di piacere e tra loro nacque presto un ottima intesa, Milo si prendeva cura del suo corpo come se lei fosse una dea, la massaggiava ovunque con dedizione in ogni punto…

Quel giorno si dedicò con dovizia di particolare al suo interno coscia, lamentando la presenza di contratture proprio in quella zona… Le mani calde scorrevano veloci e ad ogni cambio di direzione lui alzava sempre più il punto di stop, fino a sfiorarle e toccarle il clitoride….


Shelly si bagnava sempre più e dall’ interno iniziò a colare il suo desiderio, Milo lo aveva previsto e voleva assaporare quella delizia, ne raccolse un po’ con le dita e se le portò alla bocca, ansimò di piacere e avvicinandosi all’orecchio di Shelly le chiese il permesso di leccarla e di bere tutto, lei non aspettava altro ma diede solo un piccolo cenno con la testa ….


Si spostò sul bordo del letto divaricando le gambe più che poteva appoggiando i piedi alla cornice di legno, Milo a sua volta le aprì bene le labbra ormai turgide e fradice passando la lingua piano per godersi quel momento.
si insinuò con le dita, poco solo la punta, per stimolare ancor di più il desiderio… Voleva che Shelly gli inondasse la bocca e di lì a poco lei esplose in un orgasmo lungo e bagnato….
I grugniti di piacere che emetteva Milo la stimolarono ulteriormente; così Shelly lo attirò a se e all’orecchio disse:. “ora scopami”

Lui obbedì ….
Raggiunto l’orgasmo, Milo si accasciò a terra, quasi stremato, ma Shelly non aveva finito, si sedette sulla sua pancia e lascio fluire una pioggia dorata, la pelle madida di sudore accolse con piacere quella sensazione…

Si guardavano in silenzio, sorridendo, la doccia fresca e i saponi profumati finirono la coccola…
Si ricomposero e uscirono dalla cabina

L’ultima notte dell’anno

Lui era lì, in camera, aveva l’ordine di stare immobile, seduto e aspettare, bendato, a torso nudo l’arrivo di lei… non poteva essere… si sentiva agitato, entusiasta e si un pochetto impaziente perché non sapeva cosa sarebbe accaduto…la mente volava e sentiva il cuore battere più forte.

Alcuni rumori, voci da fuori e…

Ecco Il clic della porta, un ticchettio di tacchi ma… un attimo dopo il silenzio.

Lucy tolse le scarpe, per potersi avvicinare senza essere percepita facilmente… entrando il suo profumo avvolse tutta la stanza. Di soppiatto posò una mano sulla nuca di Jhonny e con un bacio profondo lo sorprese.

appoggiando una mano alla sua spalla lo accompagna delicatamente e lo fa sistemare a quattro zampe sul pavimento. Un altro bacio sulla bocca, e senza che possa accorgersene Jhonny aveva incastrata in bocca una Gag ball .

Altri baci sulla, guancia, sul collo, alcuni sulla schiena sempre più leggeri fino a scomparire…

Lei Si allontana… silenzio

una cerniera scorre, forse una sacca che si apre…un fruscio e uno schiocco duro, secco, imperturbabile…

il cuore di Jhonny batte più forte e trepida nell’attesa…

silenzio…

Tac, un colpo, la pelle brucia, la spalla duole…

…il cuore batte… la mente si ferma…

attende…

Silenzio

Tac, Ancora bruciore, un segno vivido sul fianco… tac subito ancora la natica e poi di nuovo la spalla

Silenzio…

Nella testa di Jhonny c’è spazio solo per il piacere, la perdita del controllo, l’abbandono del suo se….

Lei, immobile lo guarda, ammira quel corpo bello, possente e suo, lì nelle sue mani. In balia della sua frusta e del suo volere.

La gag ball nella bocca di Jhonny non gli permette di emettere suoni, ma può conficcarci i denti… quel piacevole dolore lo fa impazzire.

Tac

Tac

Un paio di colpi ancora sulla schiena

Silenzio…

Lui trema di piacere, Lucy lo fa stendere appoggiandosi dolcemente con i piedi sulla schiena e camminando si sposta su e giù per il corpo… come per far capire chi comanda…

lo fa girare

Si allontana…

silenzio…

gli toglie la benda, vuole che lui la veda nel suo body di pizzo nero, le calze auto reggenti, il frustino, un velo di trucco sotto la mascherina di pizzo nero, ma le labbra ben visibili rosso fuoco.

resta in piedi sopra di lui con le gambe divaricate che gli abbracciano i fianchi. I loro occhi fissi in uno sguardo dolce e malizioso.

Il pene gonfio e duro sta facendo esplodere i pantaloni di Jhonny, lei si abbassa e con lentezza li sfila, liberandolo.

Con la frusta si avvicina alle palle e sferra qualche delicato, ma deciso colpo di frusta sentendo i gemiti di dolore e piacere uscire flebili dalla bocca di Jhonny…

Lucy si abbassa apre la bocca, infilandosi dentro le palle, le succhia avidamente, le tira le lecca come voler compensare il dolore che ha appena provocato… le stringe in una mano le strizza e va a mordere un capezzolo per amplificare i brividi. con la mano libera agguanta il frustino e …

tac ancora un colpo secco sul fianco e le palle strette in una delicata morsa…

Jhonny sembra sfinito Lucy si ferma.

Alzandosi lo prende per mano e si spostano sul letto…così può togliere anche la gagball.

Un lungo e profondo bacio, le lingue si intrecciano e la saliva scorre, finalmente, la bocca di Jhonny era arida, ne aveva bisogno, lei gli sputa in bocca tutto quello che ha, dissetandolo, lui trema, gode si contorce un po’…

Le loro bocche si staccano e i denti hanno voglia di mordere, entrambi si azzanno un po’ come in un sensuale scontro tra animali, sudati, eccitati, affamati l’uno dell’altra. Restano indelebili quei segni, dentro e fuori.

Lucy scende a succhiargli il cazzo, turgido e bello, la sua lingua calda e morbida, la bocca accogliente lo fanno quasi svenire. Lei si prende cura di tutto, scivolando in basso con la lingua sulle palle e giù fino a quel dolce culetto, bagnandolo e stimolandolo. Lei stava impazzendo lo desiderava con ogni pezzettino del suo corpo e della sua mente, non voleva altro. Solamente lui.

Si fermarono un attimo uniti in un intreccio di corpi, con gli occhi fissi l’uno nell’altro. Guardandosi intensamente, profondamente, recuperando il respiro, insieme. I cuori stavano esplodendo. Un lungo e appassionato bacio, i loro corpi si incastrano, lui si infila dentro di lei e lei un pochino penetra dentro di lui con le dita. Si muovono piano, insieme, a lungo senza lasciare lo sguardo, Lucy è bagnata e cola dall’eccitazione, è seduta sul cazzo di Jhonny duro e forte dentro di lei, appoggia le dita sul suo clitoride e lo stimola, si contrae sentendo ogni parte di se avvampare in un calore mai sentito prima, le dita dentro Jhonny è come se avessero amplificato tutto, un orgasmo così intenso da farle mancare il fiato e scoppiare il cuore. Lui è eccitato e al limite, così sentendo tutti i liquidi di Lucy esplodere, si lascia andare al suo piacere, lungo, forte, potente trema tra le braccia rassicuranti di lei, che lo avvolgono silenziosamente. Restano così immobili, Lucy gli bacia la punta del naso, il mento la fronte, non hanno nemmeno la forza di andare in doccia restano così a festeggiare quella ultima notte dell’anno… Jhonny allunga il braccio nel secchiello del ghiaccio vicino al letto, prende la bottiglia, e qualche fragola, bevono e mangiano un po’ di frutta per riprendersi dallo stato catatonico in cui sono finiti….! Ciao anno vecchio, benvenuto nuovo anno…

Prima di addormentarsi Lucy consegna un bigliettino a Jhonny

“ in questo anno lungo e snervante, che ha messo a dura prova tutti noi, tu sei stato il mio sorriso migliore, i miei pianti, i miei sogni e le mie fantasie, rendendo il 2020 più sopportabile. nonostante tutto ho imparato a conoscerti un po’ di più e allo stesso tempo a conoscere anche me. Il 2020 non è stato un anno indispensabile ma è stato ugualmente utile e indimenticabile.Ti voglio bene, tanto.” 🐻del mio ❤️

Che tutto possa essere migliore…

Halloween …..

Sexy Halloween 🎃

In Un giardino sapientemente illuminato e allestito per Halloween alcuni amici si divertivano a passeggiare e farsi scherzi… Rosy e Simon si erano vestiti da fantasmi 👻 Amanda e Raul da strega e stregone, John e Sandy non avevano scelto un travestimento di coppia ma ognuno per se, Sandy indossava un sexy abitìno da infermiera della morte e John da morte, portando con se una temibile falce di plastica….

Tutti insieme ridevano e si scambiavano dolcetti, ma il bello di questa festa è la passeggiata serale per il quartiere e suonare ai campanelli, per porre la fatidica domanda: “dolcetto o scherzetto?” . Così anche se ormai tutti adulti si avviarono per la strada e iniziarono la loro avventura!

Ma John non riusciva a togliere gli occhi di dosso a Sandy, con quel vestitino da Infermiera, si sentiva pulsare ogni volta lei si avvicinava, non vedeva l’ora di prenderla e farla sua. Arrivati vicino ad un abitazione per il classico “dolcetto o scherzetto” , John notò un punto panoramico, dal quale si godeva di una bellissima vista su di un parco e una porzione della cittadina tutta illuminata, si avvicinò a Sandy e in un orecchio gli sussurrò di seguirlo… aveva bisogno delle sue cure…. Sandy si sentiva eccitata e avvampando, le sfoderò un magico sorriso!

Disse a Rosy di proseguire un attimo da soli che poi li avrebbero raggiunti.

John intanto, aveva preso posto seduto sull’erba in un punto non troppo visibile dal passaggio, nel caso qualcuno si fosse avvicinato per dare uno sguardo al panorama. Anche se quella situazione per Sandy era molto intrigante e senza troppe esitazioni gli sedette accanto. La vista era bellissima, ma lei per John lo era ancora di più, si avvicinò alle sue labbra, rosso fuoco per l’occasione, iniziò a baciarla con avidità e passione, le sue mani tremavano dal desiderio…

…impaziente si infilò dentro di lei con le dita e scoprì quanto fosse bagnata. Sarà stata la situazione, l’essere all’aperto i travestimenti che a lei piacevano così tanto che anche Sandy si sentiva travolgere, John però indossava una tunica nera, all’apparenza non troppo comoda ma che invece si rivelò molto utile… la utilizzarono per nascondere i loro corpi infilandosi entrambi sotto e restando nascosti come in un bozzolo…

la bocca di Sandy voleva sentirsi piena di quell’erezione durissima che percepiva toccando John, così gli abbassò la lampo liberando il suo pene, lo succhiò con cura dalla punta, per tutta la lunghezza, fino le palle. Nascosta dalla tunica, ma con quell’aria fresca che si infilava sotto Sandy era eccitatissima, lo succhiava muovendosi su e giù piano, quanto si divertiva a sentire i suoi gemiti quando gli prendeva in bocca le palle…

John la fermò rischiava di venire… Sandy dopo qualche minuto si posizionò sopra di lui… lo voleva sentire dentro la sua fichetta umida e calda non vedeva l’ora di prenderlo…. li nell’oscurità di una notte tenebrosa… grazie alla tunica si sentivano protetti e si godettero quel momento. Il pene di John era durissimo, e Sandy vestita così si era come trasformata, le sembrava di essere più libera, con meno inibizioni che la frenavano sempre. John ad un tratto la prese e la girò portandola sotto di lui, aveva bisogno di muoversi con vigore e scopare la sua Sandy spingendolo bene fino in fondo, lei non esitò a lasciasi andare, per quanto fossero vestiti e un po’ scomodi quella penetrazione la faceva impazzire e colare di piacere, venne poco dopo bagnandosi completamente. Qualche colpo ancora e John non resistette più, un orgasmo intenso e duraturo lo invase…

Rimasero li, per qualche minuto, in silenzio abbracciati, ad ammirare lo splendido panorama. baciandosi delicatamente decidendo di travestirsi più spesso….! 👻🎃

Ma anche di sistemarsi e raggiungere gli altri che chissà ormai dove saranno finiti… magari al pub …

Un nuovo inizio

La prese per mano senza dirle una parola e la condusse verso la camera da letto. Lei aveva paura, non sapeva cosa aspettarsi, e nello stesso tempo una profonda eccitazione scorreva lungo ogni centimetro della sua pelle.

Il tocco delle sue mani, grandi e gentili, la rassicurò all’istante, decise che si sarebbe fidata, e affidata.

Lui la fece sedere sul letto e cominciò a spogliarla, molto lentamente e con estrema attenzione, come se fosse il compito più importante che avesse mai dovuto svolgere.

Lei non ebbe il coraggio di muovere un muscolo: aveva il terrore di commettere qualche passo falso e di meritarsi una punizione. Si ricordava ancora i colpi del frustino sull’interno coscia, anche se si era dimenticata il motivo della punizione.

Le mani del suo Padrone, intanto, continuavano a muoversi con gesti sapienti su di lei.

Lei si soffermò a interpretare il tocco di quelle mani, rendendosi conto che le venivano trasmesse nuove sensazioni. Quelle mani si stavano prendendo cura di lei, non avevano quella solita, scontata urgenza di esplorare il suo corpo per arrivare a un piacere tanto veloce quanto effimero.

Nessun uomo, Vittoria si rese conto in quel momento, l’aveva mai toccata così, con quella delicata attenzione.

Adesso era lì, inginocchiato davanti a lei, con le mani posate sulle sue ginocchia nude, e la guardava in silenzio.

«Sei bellissima, lo sai? E sei tutta mia, ora posso farti tutto ciò che voglio».

Queste parole la scossero, un brivido la percorse fino in profondità. Era esattamente ciò che aveva bisogno di sentire: l’appartenenza a qualcuno, qualcuno che si prendesse cura di lei, di ogni aspetto del suo essere. Sentiva che Marco era la persona giusta, l’aveva capito fin da subito, e lui aveva avuto il dubbio che lei gli avesse lanciato un incantesimo per legarlo a lei. Chissà…

Marco si alzò in piedi e la prese per mano.

«Vieni con me».

La portò in una stanza in penombra, Vittoria cercò di catturare più particolari possibili, sapeva che presto lui le avrebbe detto di abbassare lo sguardo. Ancora una volta la sorprese: prese una benda nera da una mensola lì vicino e gliela calò sugli occhi.

«In ginocchio, schiava. E non ti muovere, voglio trovarti esattamente in questa posizione ogni volta che mi verrà voglia di entrare in questa stanza per usarti. Vediamo se ne sei capace».

«Sì, mio Padrone, come vuole» rispose Vittoria, smaniosa di compiacerlo e di procurargli piacere.

«Direi».

Il tono duro e sprezzante con cui lui aveva ribattuto la fecero eccitare come non mai. In una situazione diversa non avrebbe mai permesso a nessuno, soprattutto a un uomo, di usare quel tono con lei.

In quel momento, in quella stanza, invece, erano bastate cinque lettere condite con la giusta dose di severità e arroganza per farla bagnare come una cagnetta in calore.

Marco, intanto, se ne era andato, chiudendo la porta e lasciandola lì, in ginocchio.

Vittoria cominciò a usare i sensi che le erano rimasti per studiare l’ambiente. Sentiva un forte profumo balsamico, come se fossero stati usati di recente degli olii essenziali.

L’udito era all’erta per cercare di capire cosa stesse facendo Marco nell’altra stanza.

Sentiva solo della musica di sottofondo, le sembrò di riconoscere una canzone di Sting, ma non era abbastanza lucida per capire di che brano si trattasse. Di sicuro non era la sua principale preoccupazione in quel momento. Doveva stare attenta per sentire i passi che si avvicinavano alla porta e farsi trovare nella posizione che le aveva ordinato di mantenere.

Ma lui si era tolto le scarpe: Vittoria lo capì quando, all’improvviso, sentì spalancarsi la porta.

In un attimo sentì le sue labbra percorrere il suo collo, salire a mordicchiarle l’orecchio e arrivare alla sua bocca. Non ne aveva mai abbastanza di quei baci voraci,  che gridavano passione, possesso, come se volesse divorarla, farla sua in tutti i modi possibili.  

E poi, come era arrivato, se ne andò senza una parola e la lasciò lì, in ginocchio, tremante per l’eccitazione.

Si agitavano in lei emozioni contrastanti che a turno si affacciavano alla sua mente.

Se le immaginava fare a pugni nella sua testa, e quando una aveva la meglio sulle altre si affacciava al balcone del suo cervello, finché non veniva ricacciata nella mischia.

Si sporse inizialmente il desiderio di sentire aprire quella porta e di essere posseduta dal suo Padrone.

Poi prese il sopravvento la paura, che tirò giù dal parapetto il desiderio e le fece sperare di rimanere in quella stanza da sola, al sicuro nel suo angolino.

E mentre si sporgeva la voglia di trasgressione, ecco che si aprì la porta.

Marco le si avvicinò e le mise qualcosa intorno al collo.

Quando si sentì stringere la gola Vittoria capì: si era guadagnata il collare.

Più si stringeva, più le sembrava di ricominciare a respirare: il collare le era mancato più di ogni altra cosa, sebbene avesse fatto tanta resistenza ad accettarlo, all’inizio.

E se ne andò un’altra volta.

Ma ora lei si godeva il suo nuovo accessorio: lo toccò, per cercare di capire se fosse quello che aveva suggerito lei: non osava togliersi la benda per guardarlo, se fosse entrato Marco e l’avesse vista senza benda, altro che frustino sull’interno coscia. Due bei ceffoni non glieli avrebbe levati nessuno.

Era abbastanza alto e rigido, non lasciava molta libertà di movimento al collo. Era molto spesso e dalle cuciture poteva essere quello nero con i profili rossi che le piaceva tanto.

Fece appena in tempo ad abbassare le braccia che la porta si era riaperta.

Si sentì sollevata di peso e appoggiata a pancia in giù su un piano di legno.

Marco le scostò le mutandine e la penetrò di colpo, senza alcun complimento.

Vittoria sussultò per la sorpresa e il piacere: la sua eccitazione era tale, in quella situazione, che non aveva certo bisogno di preliminari per preparare la zona. Era bagnata fradicia da parecchio tempo, quindi il suo membro entrò senza alcun problema. Era parecchio eccitato anche il suo Padrone, a giudicare dall’erezione che aveva, e questa constatazione riempì di orgoglio Vittoria.

Far eccitare così tanto il proprio Padrone è, per una schiava, uno dei più profondi piaceri.

Marco le assestò parecchi colpi, sempre più forti, che la squassarono ben bene.

Poi uscì da lei, poco prima che potesse raggiungere l’orgasmo, e le disse: «Ora rimettiti in ginocchio, puttana. Spero di trovarti ancora così bagnata quando torno. Sempre che abbia voglia di scoparti ancora un po’».

Le diede una mano a ritornare nella posizione iniziale e, mentre lei si metteva giù, le si avvicinò all’orecchio e le sussurrò con un tono di voce dolcissimo: «Che brava la mia schiava. Sono proprio orgoglioso della mia merce».

Vittoria sentì un tuffo al cuore.

Questi cambi di registro tra loro la mandavano in confusione e la stimolavano allo stesso tempo.

Con Marco non si poteva mai abbassare la guardia, bisognava stare sempre all’erta e cambiare al volo i passi di danza, seguendo il ritmo che lui decideva di imporre alla situazione.

Era un coreografo spericolato e fantasioso, che dava alle sessioni continui, emozionanti scossoni.

E Vittoria voleva continuare a ballare.

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In ostaggio, parte terza

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Sentiva sia i tacchi che gli anfibi che si muovevano intorno al tavolo.

Venne sollevata di peso, ancora una volta, e messa in piedi, dopo che le ebbero tolte le corde dalle caviglie. Dai polsi no, invece, e questo particolare non la rassicurava affatto. Le gambe non la reggevano, stava quasi per accasciarsi quando sentì la forte presa di lui che la sosteneva, facendole passare le braccia sotto le ascelle.

Le mani della donna, intanto, le divaricarono bruscamente le gambe, dopodiché sentì passare intorno alle caviglie delle strisce di un materiale morbido, forse cuoio.

Vittoria era spossata, non sapeva quanto poteva ancora resistere. Ma aveva forse scelta?

Registrò un rumore metallico all’altezza delle caviglie, punto in cui la donna stava trafficando, e pochi istanti dopo si rese conto che non poteva chiudere le gambe, erano immobilizzate, probabilmente da una barra metallica agganciata alle cavigliere.

Non prometteva nulla di buono, si disse la ragazza.

E nonostante questo, il piacere continuava a colare tra le sue cosce.

Le alzarono le braccia e lei si ritrovò nella posizione di prima, quando era stata spogliata. Ormai aveva smesso di chiedersi cosa le sarebbe accaduto, era troppo stanca e infreddolita.

Un brivido di freddo la percorse per tutto il corpo e la perfida donna se ne accorse.

«Hai freddo, puttanella, eh? Adesso ti scaldiamo noi, non temere».

Vittoria non sapeva cosa avrebbe dato per poter schiaffeggiare quella donna e farla smettere, una volta per tutto, di rivolgersi a lei con quegli appellativi. Dovette ammettere, però, che era il tono beffardo che la infastidiva, mentre sentirsi chiamare “puttanella”, “troietta” o “cagnetta” contribuivano non poco ad aumentare il suo desiderio.

Una fitta ai capezzoli la distolse dai suoi propositi di vendetta: le avevano strappato via le mollette anche da lì, sempre senza alcun riguardo.

Sentì di nuovo le mani grandi dell’uomo che la toccavano dappertutto, come se quel corpo fosse diventato di sua esclusiva proprietà e lui stesse controllando il suo nuovo giocattolo, che poteva usare a suo piacimento.

La donna si stupì dei pensieri che le si affollavano in testa in un momento come questo, e si chiese da dove mai saltassero fuori: che li avesse sempre custoditi nella parte più oscura di lei e che fossero emersi tutti in una volta, a causa di questa esperienza così estrema?

Poi tutto tacque.

Nessun rumore, nessun suono, né dentro né fuori dalla stanza.

Un silenzio di attesa.

Vittoria seppe, in quel momento, che tutto stava per finire, anche se non aveva idea di come.

Voleva che finisse, però?

E mentre era sospesa nel vuoto, sollevata appena da terra, sentì le braccia della donna, inguainate dal lattice, che la immobilizzavano da dietro.

Lui le si parò di fronte, sentiva i suoi respiri profondi davanti al suo viso.

E poi la riempì col suo membro, penetrandola con una spinta fortissima, che la fece sussultare dalla sorpresa. Era durissimo, turgido, lei credette di impazzire per il piacere.

La sbatteva senza pietà, sempre più in profondità, come se desiderasse farlo da tempo immemore e finalmente potesse vivere il suo desiderio.

Un senso di colpa enorme la investì: stava godendo senza ritegno con un uomo che non era il suo fidanzato, che se la immaginava a casa a farsi bella per il loro fine settimana romantico.

E mentre era combattuta tra il senso di colpa e il piacere che era ormai giunto al culmine, la donna le tolse il nastro adesivo dalla bocca e la benda dagli occhi.

Marco, il suo ragazzo, era lì, che stava raggiungendo l’orgasmo insieme a lei, dopo aver messo in atto la fantasia più oscura e recondita della donna che amava.

Lei si abbandonò al piacere tra le sue braccia e sulle sue labbra.

Troppe le domande, troppe le emozioni da gestire e troppo contrastanti.

Ora voleva solo godersi quelle braccia forti e protettive e quei baci appassionati.

A tutto il resto ci avrebbe pensato domani.

O forse mai più.

In ostaggio, parte seconda

Sentì dei passi che si avvicinavano piano e le giravano intorno. Non era la donna, erano passi diversi, suoni diversi. Suola di gomma e leggero suono metallico a ogni passo: Vittoria ipotizzò indossasse degli anfibi con delle borchie in metallo, e subito dopo si chiese a cosa le servisse tale informazione.

Nel frattempo i passi si erano arrestati, proprio dietro di lei.

Il respiro si fece ancora più affannoso, sentiva il suo respiro caldo sul collo. Si scoprì sempre più eccitata e meno paurosa: non sapeva come spiegarlo, ma sentiva degli inequivocabili spasmi al basso ventre e un’umidità sempre più abbondante fra le cosce. Se i capezzoli turgidi potevano essere causati dal freddo, la vagina fradicia non aveva altre spiegazioni che il desiderio.

E poi le sentì.

Due mani forti percorsero tutto il suo corpo, come se volessero ispezionarlo, frugare in ogni piega, in ogni angolo, in ogni buco… Vittoria cercò di divincolarsi facendo leva sulle punte dei piedi, fu più forte di lei. Sentì una fitta a un braccio e poi, di nuovo, la voce della sua carceriera.

«Stai buona, puttanella, altrimenti mi tocca darti un altro schiaffo, e stavolta potrebbe scapparmi la mano. Sai, lui non vuole che esageri, ha paura che ti rovini il tuo bel faccino, ma secondo me un bello schiaffone te lo meriteresti. Come ti meriteresti di stare appesa qui ancora per un po’, ma lui vuole usarti per bene e vuole che tu senta tutto ciò che ti faremo, quindi ora ti mettiamo più comoda. Non troppo, non illuderti».

Detto ciò sentì di nuovo il rumore delle corde sui tubi, la slegarono da entrambe le parti e le lasciarono ricadere le braccia lungo il corpo. Aveva ancora le corde intorno ai polsi, ma stava già riacquistando la sensibilità alle mani e la situazione le sembrava un sogno, rispetto a qualche istante prima.

Poi le venne in mente che non sapeva cosa le sarebbe accaduto ora e la paura ricominciò a crescere, di pari passo con la sua eccitazione. Ormai sentiva i suoi umori colare lungo le cosce, con un gesto istintivo portò la mano alla zona, ma subito una presa forte sul polso le bloccò il movimento.

«Qui c’è una cagnetta in calore, vedo… e non abbiamo ancora iniziato. Beh, sentiamo un po’».

Una lingua morbida e calda le percorse piano piano le cosce, sentiva le mani dell’uomo che le tenevano ferme e divaricate le gambe da dietro. La donna arrivò con calma al suo sesso e lo leccò ben bene, entrando in profondità con la lingua ed esplorando ogni centimetro di quella figa bagnata e gonfia per il piacere.

Vittoria faceva fatica a stare in piedi, le ginocchia le tremavano per il piacere, voleva resistere, non dare soddisfazione a quella perfida donna, ma stava godendo come non mai, e lei lo sentiva, stava succhiando il suo clitoride e leccando i suoi umori. Era a un passo dall’orgasmo, quando la donna smise: «Devo ammettere che questa troietta si sta comportando bene, aveva proprio ragione lei, signore. Credo che ci divertiremo. Vuole sentire com’è fradicia?»

Subito due dita la penetrarono con forza, facendola sussultare.

Vittoria non credeva avrebbe potuto mai provare un’eccitazione così profonda, mista a una paura fortissima. Dovette ripetersi che nessuno sapeva che l’avevano rapita, non aveva idea di dove l’avessero portata né se avessero intenzione di lasciarla in vita alla fine del gioco.

In questo modo il suo desiderio si quietò. Lui aveva tirato fuori le dita da lei, in silenzio, sempre in silenzio.

«Adesso cammina, è ora di giocare».

La donna accompagnò queste parole a un bello strattone. Vittoria, malferma sulle gambe per la paura e la posizione scomoda tenuta finora, si lasciò trascinare di pochi passi, poi si sentì sollevare e appoggiare con poca grazia su un piano di legno ruvido, che però costituiva il primo elemento di calore di quella folle nottata. Un penetrante miscuglio di odori arrivò al suo naso: legno, muffa, cera e altri che non riuscì a decifrare.

O che non volle decifrare: una spossatezza infinita si impadronì di lei, era distrutta, aveva freddo, aveva paura, il nastro adesivo sulla bocca le dava fastidio, le braccia erano ancora informicolate.

Le lacrime cominciarono a sgorgare abbondanti e a bagnarle la faccia e i capelli. E dopo le lacrime arrivarono i singhiozzi.

Voleva andare a casa, voleva che questa storia finisse.

La mano di lui prese ad accarezzarle piano i capelli, quasi a volerla consolare e ad asciugare le sue lacrime.

Poi lei parlò, dalla sua voce era sparito il tono sprezzante con cui le si era rivolta finora.

«Tranquilla, non vogliamo farti del male. Stai buona, fai la brava e goditi la situazione. Lo sappiamo che ti piace, ho sentito con la mia lingua quanto ti piace».

Vittoria si tranquillizzò, decise che voleva credere alle carezze rassicuranti di lui e alle parole di lei, anche loro rassicuranti, per un certo verso. Capì che non aveva altra scelta e che, forse, se fosse stata tranquilla e collaborativa a quei due non sarebbero venute in mente strane idee.

I singhiozzi calarono man mano di intensità fino a sparire, riprese a respirare regolarmente e si accorse che lui aveva smesso di accarezzarle i capelli.

Sentì dei rumori sulla sua destra, come dei sacchetti aperti e richiusi, come se qualcuno stesse cercando qualcosa o stesse estraendo oggetti dai sacchetti.

Vittoria si agitò sul tavolaccio. I rumori cessarono all’istante, Vittoria sentì il rumore dei tacchi che si avvicinavano a lei.

«Credo che la nostra puttanella sia pronta per giocare, signore. E ci siamo pure dimenticati di legarla… Provvedo subito».

Le sue braccia vennero alzate e le corde ai polsi tirate, probabilmente per farle passare in qualche gancio. Senti delle corde anche intorno alle caviglie, ora, e dopo poco ebbe anche le gambe immobilizzate e divaricate.

Era alla mercé di quei due, completamente indifesa ed esposta ai loro capricci, e la situazione la stava eccitando, di nuovo.

La vagina pulsava di piacere, i sensi erano all’erta per cercare di indovinare cosa le stesse per capitare. Per ora sentiva solo i tacchi della donna muoversi nella stanza, lui doveva essere fermo da qualche parte, a godersi lo spettacolo.

Lei si avvicinò al tavolo e cominciò a toccarla, ovunque.

Si fermò a stuzzicarle i capezzoli, che divennero ancora più turgidi. Glieli tirò, glieli succhiò e mordicchiò e poi, quando erano belli ritti, Vittoria sentì una fitta, prima al destro poi al sinistro. Immaginò che le avesse applicato delle mollette ai capezzoli, perché il dolore era continuo, anche se tollerabile. La ragazza dovette ammettere che provava un sottile piacere a percepire i capezzoli strizzati dalle mollette.

Poi la donna scese lungo il suo addome e, arrivata alla vagina, si mise a esplorarla e a toccarla come se fosse un pezzo di carne qualsiasi.

Vittoria sapeva di non essere mai stata così bagnata in vita sua, si sentiva addirittura in colpa nei confronti di Marco, il suo desiderio era un tradimento verso di lui, ma non riusciva a trattenere quell’onda di piacere che la stava travolgendo. Arrivò il suo primo orgasmo, direttamente sulle mani della donna, e mentre lei si contorceva per il piacere, l’altra le applicò due mollette alle grandi labbra.

Vittoria emise un urlo strozzato, per quanto riuscisse a urlare con la bocca chiusa dal nastro adesivo.

«Guardi, signore, come si contorce la nostra cagnetta. Allora vedi che ti stai divertendo? E adesso con queste godrai ancora di più» le disse facendo muovere le mollette e procurandole una fitta di dolore mista a intenso piacere.

Appena si riprese dall’orgasmo Vittoria riuscì a cogliere il rumore dei passi dell’uomo che si avvicinavano al tavolo.

Ora avrebbero giocato entrambi con lei? E cosa mai le avrebbero fatto?

La vagina pulsava sempre più, le pareva di impazzire.

Sentì qualcosa di morbido che la toccava, non riusciva a capire cosa fosse, sembrava di pelle, sembravano frange… stava ancora registrando tutte le informazioni quando ricevette un colpo deciso su un fianco e capì: era una frusta. La pelle del fianco le bruciava, cercò di muovere un braccio per andare a toccarsi dove era arrivato il colpo, ma ne arrivò un altro.

«Devi stare ferma, troietta»

Vittoria sussultò per il colpo. Le aveva fatto male. Le era piaciuto. Ne voleva ancora.

E ancora ne ebbe. Tre, quattro, cinque frustate. Ogni colpo le faceva più male, perché insisteva sulla parte già dolorante. Ma era un dolore misto a piacere, e un fiotto di desiderio le esplose tra le cosce.

Non sapeva chi l’avesse frustata, non le interessava neppure, si rese conto in quell’istante.

Era in attesa, sperava arrivassero altre frustate, desiderava sentire ancora quella sensazione di bruciore sulla pelle. La mano di lui, invece, prese ad accarezzarle il fianco, come se volesse lenire il dolore inferto poco prima, forse proprio da quella stessa mano.

Vittoria era disorientata da questi atteggiamenti opposti, di violenza e cura, non riusciva proprio a spiegarseli.

I suoi pensieri vennero interrotti dal rumore dei tacchi della donna, che si muoveva per la stanza.

Si irrigidì, comprendendo che andava a prendere un nuovo strumento di tortura per infliggerle altre pene e farle provare nuovi piaceri.

Sentì distintamente il suono di una cerniera che si apriva. Rumore di nastri che scorrevano su fibbiette metalliche, tacchi che tornavano indietro, verso di lei.

Era in preda a una fortissima eccitazione, le sembrava aumentasse ogni volta, e sempre di pari passo alla paura dell’ignoto.

I tacchi si fermarono esattamente accanto a lei.

Una mano si appoggiò accanto alla sua spalla, come per fare leva, e subito dopo qualcuno salì a cavalcioni su di lei. Con le sue gambe nude sentì il contatto con un materiale estremamente liscio, quasi scivoloso e freddo: pensò subito al lattice, una tuta in lattice nera, da vera dominatrice. Vittoria era sicura che fosse la donna. Il peso non era eccessivo, le cosce, per quanto potesse capire, sembravano sottili.

Cosa aveva intenzione di farle?

«Puttanella mia, adesso ti faccio divertire con un attrezzo che mi piace tanto. Se potessi vedere gli occhi di chi ci sta fissando, ti bagneresti ancora di più. Ma per giocare come si deve, togliamo queste».

Quest’ultima frase fu accompagnata da una fitta di dolore per Vittoria: la donna le strappò le mollette dalle grandi labbra, sempre senza tanti complimenti.

Subito dopo Vittoria venne penetrata a fondo e senza alcuna pietà da un oggetto semiduro e molto grosso, che non fece fatica alcuna a entrare, visto quanto era fradicia la donna.

Ora comprese il significato di quei suoni di fibbiette. La donna aveva indossato uno strap-on per poterla penetrare, e lo stava facendo con foga e irruenza, assestando dei colpi molto forti alle reni della donna, che godeva di un piacere senza limiti e emetteva suoni che, nonostante il nastro adesivo sulla bocca, erano inequivocabili. Ogni colpo, un guaito.

La donna, col fiato corto per lo sforzo, si rivolse al regista silenzioso di quella nottata allucinante.

«Sente quanto sta godendo la sua troietta, signore? Venga qui, la prego, venga lei stesso a vedere quanto».

Vittoria riuscì a malapena a sentire i passi di lui che si avvicinavano.

I colpi cessarono, lo strap-on uscì da lei con la stessa forza con cui era entrato e fu sostituito dalle dita dell’uomo, che presero a esplorare quella vagina sempre più gonfia e pronta a esplodere in un altro orgasmo.

Era proprio sulla soglia del culmine del piacere, cominciava a contorcersi, per quanto potesse vista la sua posizione, quando anche le dita uscirono da lei.

Vittoria, se non avesse avuto la bocca tappata, era disposta a implorare di continuare a penetrarla, mancava pochissimo all’orgasmo.

«Non si fa così, ragazza» disse la donna «Non decidi tu quando venire. Guardi come si contorce, signore. Ma dobbiamo giocare ancora un po’ con te. Intanto mi succhierò ben bene le dita che ti hanno penetrato, se lei signore me lo permette. Voglio sentire ancora il sapore di questa troietta»

Vittoria sentì distintamente i mugolii della donna che succhiavano avidamente le dita dell’uomo: era sempre più sconvolta della sua reazione a questa situazione. La paura che la pervadeva sembrava alimentasse la sua eccitazione, come benzina sul fuoco.

Stava procurando piacere a quei due psicopatici che esercitavano il pieno controllo su di lei, ed era orgogliosa di questo.

Mai avrebbe pensato di poter arrivare a provare tanto desiderio in un contesto del genere.

A dire il vero, mai avrebbe pensato di potercisi trovare, in un contesto del genere.

La donna, nel frattempo, era scesa dal tavolaccio e Vittoria registrò di nuovo rumori di corde che scorrevano sul metallo. Che la stessero liberando?

Monache e pescatori

Dopo qualche giorno dall’invio delle lettere d’invito, iniziarono ad arrivare le prime adesioni…. doveva essere speciale quella festa e al monastero c’era fermento! Le suore più avvenenti e intraprendenti si stavano organizzando per rendere indimenticabile quella sera. Ai pescatori era stato chiesto un carico extra di ostriche e crostacei, che Donata e Clara seppero ripagare al meglio… eh beati quei pescatori trastullati dal puro piacere di quelle dolci bocche, capaci di risvegliare gli istinti più oscuri. Flavio, innamorato di Clara non riusciva più a stare a lungo senza vederla, la sua pelle, il suo sguardo e quell’incantevole sorriso erano ormai la sua felicità! Quando la penetrava sentiva ogni centimetro della sua pelle tendersi ed eccitarsi. Avere quella fichetta gocciolante tutta per lui era un sogno, la scopava in ogni posizione ma la sua preferita era a pecorina, così poteva ammirare quel ben di Dio in tutto il suo splendore e con un colpetto della mano schiaffeggiare quelle chiappette. Ahh l’amore…

Il ricevimento però aveva bisogno ancora di qualche oggetto fondamentale, corde e dei falli in vetro, alcuni piccoli, altri più grossi, realizzati grazie a delle conoscenze speciali della Badessa.

Vino, candele, pesce, musica, c’era tutto. Il convento era addobbato meravigliosamente, la luce dei candelabri illuminava il passo e guidava gli ospiti, arrivati con le barche, verso il salone principale dove tutti avrebbero cenato, il suono della musica riempiva l’ambiente e caricava gli animi. Il vino scorreva abbondante e le prime avvisaglie che sarebbe stata una serata divertente arrivarono presto, quando alcuni uomini presero sottobraccio tre consorelle, iniziarono a ballare togliendo loro le vesti, e riportandosele a tavola nude. La cena proseguì rapidamente e riscaldate dall’alcol anche Valeria e Margherita si spogliarono, a questo punto gli uomini presero esempio e lanciarono lontano scarpe e vestiti ingombranti. Più o meno per ognuno c’era una donna, quindi si scelsero usando l’istinto o secondo le abituali frequentazioni. Solo un uomo voleva però una persona speciale e a lui cara, la Badessa! Sapeva che lei sola lo avrebbe reso felice, così andò a cercarla, lei lo riconobbe. Era Severo, molto tempo prima erano stati insieme, prima che le cose cambiassero e Teresa fosse mandata in convento. Lei aveva un portamento sicuro e uno sguardo che incuteva timore, ma Severo lo amava più di ogni altra cosa, si scioglieva davanti a quegli occhi, il cuore batteva forte e le ginocchia tremavano non poco. Teresa dal canto suo da dieci anni non sentiva desiderio per alcuno, ma in quel momento, saranno stati i bicchieri di vino, l’atmosfera della serata o chissà che altro si sentì divampare dal calore trovandosi davanti Severo che la guardava con occhi sognanti. Lo voleva, voleva riprovare quelle sensazioni. Si appartarono e divennero una cosa sola per ore.

Nel frattempo in salone stava capitando di tutto… Filippa si era fatta legare le mani e con gli occhi bendati non sapeva chi la stesse sfiorando, i brividi le correvano sulla schiena e piccole scosse le arrivavano fino alle dita dei piedi, a ogni tocco. Era lì con la sua fichetta bagnata, desiderosa e quell’attesa la faceva impazzire. Ad un tratto dalla sedia su cui era seduta venne spostata a pancia in giù sul tavolo e con un dildo di vetro appositamente fatto fare per quella sera qualcuno iniziò a penetrarla… facendola urlare di piacere, per lenire quei gemiti un uomo le infilo il pene duro e grosso in bocca… così piena ebbe la sensazione di essere su un altro pianeta. La sua pelle era tesa e i capezzoli turgidi. Una delle consorelle si mise sotto di lei per succhiare e strizzare quei seni grossi e duri… l’estasi, l’apoteosi la invasero e venne in un orgasmo che non sapeva potesse raggiungere. Valeria e Margherita avevano rubato uno dei dildo in vetro di piccola dimensione, per stimolare l’afrodisiaco orifizio anale del loro adorato Benedetto. A loro due proprio non poteva resistere e i tre ormai avevano un intesa che sfiorava la perfezione. Quella sera si lasciò andare e trovò grande piacere quando Valeria si prese cura del suo corpo e mentre Margherita si soffocava pur di non mollare il pene gonfio più che mai, grazie a quel piccolo dildo appena appoggiato al suo ano che gli stimolava ogni senso! Prese Margherita e la penetrò con forza mentre Valeria non mollava il dildo da quella posizione, anzi lo lasciava entrare un po’ di più ad ogni spinta. Valeria era bagnata così tanto che non poteva più resistere, si mise a terra in ginocchio a fianco di Margherita e lasciando la pancia a terra inarcò il ventre mettendo davanti alla faccia di Benedetto tutto ciò che poteva. Prontamente lui si accinse a leccare con veemenza quel succo dolce e delizioso. Anche se era già venuto non mollava la posizione, spostò Valeria proprio sopra la faccia di Margherita e insieme, tra qualche spinta con le dita e le loro lingue diedero a Valeria un esplosivo e rumoroso orgasmo. Margherita era in estasi, tutti quei corpi sopra di lei, i liquidi che le correvano sulla pelle, l’odore del sesso che impregnava la stanza…

Ma come sempre, ogni cosa bella ha una fine.. ed era giunta l’ora che gli uomini lasciassero l’isola del monastero per tornare sulla terraferma. Anche se riluttanti all’idea di tornare a casa dovettero adattarsi e partire. Dopo quella sera ci furono non pochi problemi, qualche fidanzata o moglie iniziò a farsi domande e volevano spiegazioni riguardo al pesce che arrivava sempre in minor quantità, per non parlare degli orari strani di pesca e per non dire quanto le ostriche fossero calate di numero, impedendo un buon guadagno dalla vendita del pesce al mercato. Un paio di mogli si organizzarono, travestite da uomini e con una piccola imbarcazione da passeggio seguirono una notte i mariti pescatori, quando videro che il pesce veniva lasciato al convento iniziarono i primi sospetti. Seguendoli altre notti notarono che alcune barche si fermavano al convento ancora prima della battuta di pesca e gli uomini scendevano anche per un’ora o più. Senza dire nulla andarono e avviarono una serie di denunce al vescovo di zona e per le suore del convento iniziarono i primi problemi. Ma scaltre e forti, al primo tentativo di sgombero della struttura reagirono con una potente sassaiola e salvarono la situazione, fino a che non fu inviato l’esercito e le suore furono disperse e allontanate in strutture diverse dove non potevano più essere causa di guai e disonore. Terminò così la vita monacale sull’isola di S. Angelo della polvere, dopo 45 anni di vita dissoluta e selvaggia delle monache residenti, che nel mentre avevano anche messo al mondo figli e amato davvero i loro amanti. Per alcune di loro ci fu anche la possibilità di lasciare la vita monacale ed avere una famiglia a tutti gli effetti!